La logica dei muri approda in Ticino

29/09/2016 di Redazione
La logica dei muri approda in Ticino

Il Sì del Canton Ticino al referendum che impone limiti ai frontalieri, suscita non poca indignazione ai vicini italiani e non solo. Con oltre il 58% di voti favorevoli gli elettori del Cantone elvetico intendono lanciare un monito forte e chiaro Prima i nostri, dalla denominazione dell'intensa campagna lanciata dal partito di destra Udc e sostenuto dalla Lega dei Ticinesi. Si tratta di una vera e propria modifica costituzionale quella approvata in Ticino, che prima di essere resa effettiva, dovrà essere avallata dall'Assemblea federale di Berna, a cui spetta valutare la sua conformità al diritto nazionale. Prendendo atto della vittoria dell'iniziativa, il Consiglio di Stato ticinese - l'esecutivo cantonale che aveva proposto un controprogetto bocciato nelle urne - ha ricordato i problemi di applicazione di 'Prima i nostri', ma ha annunciato che verrà "costituito un gruppo di lavoro per elaborare un testo di legge che applichi il nuovo articolo costituzionale".
Qualcosa ci fa pensare che si tratti dell'ennesimo atto politico schizofrenico andato in scena e autografato Eurolandia. Peraltro secondo la Costituzione cantonale «il Canton Ticino è una repubblica democratica di cultura e lingua italiane» (art. 1 Cost.) e il preambolo chiarisce che «il popolo ticinese» è «fedele al compito storico di interpretare la cultura italiana nella Confederazione elvetica». È bene ricordare che gli oltre 65mila frontalieri italiani che ogni giorno attraversano il confine per recarsi a lavorare in Ticino, la cd Svizzera italiana, contribuiscono ad arricchire il vicino Cantone oltre che in termini di sviluppo economico, prestando la propria forza-lavoro, anche e soprattutto in virtù di un vicendevole e prezioso scambio culturale che ne deriva.
La locuzione do ut des sembra non andare più a genio agli elvetici che anzi provvedono sovente a sostituirla con la retorica dell'invasione e fa sorridere se si pensa che il Presidente della regione Lombardia, terra immediatamente confinante a guida leghista si trova a dover prendere le parti dei propri concittadini discriminati, contro capi di accusa recanti le medesime argomentazioni da lui e dal leader del suo partito più volte utilizzate.
L'altro attore della vicenda in analisi è l'Ue, furioso per l'ennesimo colpo inferto al sacrosanto Principio di Libera Circolazione delle persone e dei lavoratori tout court e restìo ad accelerare il procedimento di negoziati aperti con la Svizzera. Da Bruxelles arrivano ridondanti anche le minacce di sospensione di tutti gli accordi presi tra Svizzera e Ue. Il rischio sempre più imminente è che si produca un disastroso effetto domino in materia, dati i precedenti e che sotto la triplice minaccia della stagnazione economica, della pressione migratoria e del terrorismo jihadista il fantasma dell'Unione Europea rischia di aggravare il già precario stato di salute.