Summit Onu sui migranti, Msf e Amnesty denunciano l’ipocrisia dei governi

22/09/2016 di Redazione
Summit Onu sui migranti, Msf e Amnesty denunciano l’ipocrisia dei governi

Al summit delle Nazioni Unite in corso dal 19 settembre si dovrebbe approvare una dichiarazione che dovrebbe garantire "piena protezione ai diritti umani di tutti i rifugiati e migranti, a prescindere dal loro status legale".
Un lungo articolo di Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere denuncia quanto, nonostante la solenne retorica spolverata in questo tipo di occasioni, siano gli stessi governi che firmeranno la dichiarazione ad essere in realtà responsabili della catastrofe attuale. Per De Filippi, sono infatti le "politiche di respingimento e riduzione dei flussi che hanno adottato, i muri e le barriere che hanno costruito, i sistemi di protezione e accoglienza che hanno indebolito ad aver provocato questa crisi globale e a condannare oggi milioni di rifugiati e migranti a una sofferenza ingiusta e inaccettabile".
E questo in ogni parte del globo. Dal Messico al Myanmar, passando per l'Australia e la Nigeria, fino al Mediterraneo, "rotta migratoria più pericolosa al mondo", diventata ormai "una fossa comune". Qui, nonostante il moltiplicarsi di naufragi e morti in mare, i governi europei rifiutano di attivare "canali legali e sicuri per ricercare protezione, lasciando chi fugge senza altra scelta se non imbarcarsi su barche di fortuna sovraffollate e male equipaggiate".
De Filippi denuncia l'accordo Europa-Turchia, "l'unica soluzione trovata dai leader europei, dopo un anno di politiche disumane che hanno intrappolato le persone in campi in Grecia, Macedonia e Francia o le hanno costrette a trascinarsi da un paese all'altro, inghiottiti da sistemi di accoglienza fallimentari nel garantire servizi e cure adeguate".
Dall'altro lato della Siria, in Giordania la situazione è altrettanto drammatica. La Giordania, che già ospita oltre 650mila rifugiati, ha recentemente chiuso le frontiere, lasciando 75mila rifugiati in una terra di nessuno fra i due paesi, praticamente desertica, con pochi accessi all'acqua e ormai da due mesi senza alcun aiuto umanitario. La direttrice per le risposte alle crisi di Amnesty International, Tiran Hassan denuncia: "La situazione è un'amara fotografia delle conseguenze della vergognosa mancanza di condivisione delle responsabilità per la crisi globale dei rifugiati, a seguito della quale molti paesi confinanti con la Siria hanno deciso di chiudere le loro frontiere ai rifugiati".
Insomma, come conclude De Filippi: "I leader degli stati membri riuniti oggi al Summit di New York sappiano che la sofferenza e il dolore che milioni di rifugiati e migranti vivono ogni giorno non possono essere né cancellati né leniti da parole retoriche o semplici discorsi di circostanza. Occorrono misure concrete e visionarie, impegni audaci e forse impopolari, volontà concreta di cambiamento. Occorre che dicano in modo chiaro se davvero intendono fare ciò che serve, oppure se sono pronti ad accettare fino in fondo il prezzo del loro fallimento e del loro cinismo: più sofferenza, più dolore, più ingiustizia".