Alla Camera nuova legge contro il caporalato: pene più dure per i datori e indennizzi per le vittime

20/10/2016 di Redazione
Alla Camera nuova legge contro il caporalato: pene più dure per i datori e indennizzi per le vittime

Dopo essere stata approvata ad agosto in Senato, mercoledì viene adottata alla Camera con 336 voti a favore e nessun contrario la Legge contro il Caporalato e prevede fino a sei  anni di carcere per chi sfrutta il lavoro agricolo, che salgono a otto in caso di violenza.
La legge, oltre ad un inasprimento delle pene, la confisca dei beni come già avviene per le organizzazioni mafiose definisce il reato come una "corresponsione ripetuta di retribuzioni difformi dai contratti collettivi e la violazione delle norme sull'orario di lavoro e sui periodi di riposo", in altre parole salari troppo bassi e straordinari non pagati. Inoltre saranno presi in considerazione per indicare lo sfruttamento anche le violazioni delle regole per la sicurezza nei luoghi di lavoro, la sottoposizione a metodi di sorveglianza e il modo in cui i lavoratori sfruttati vengono alloggiati. Rispetto alla legislazione precedente, un'importante novità è rappresentata dal fatto che la violenza non risulta più necessaria a far scattare i provvedimenti, rendendo quindi più semplice l'applicazione della norma.
È previsto inoltre un indennizzo per le vittime del delitto di caporalato grazie all'estensione del Fondo Antitratta a questo tipo di sfruttamento, considerato per molti aspetti simile al traffico di esseri umani.
Oggi il fenomeno del caporalato e dell'intermediazione illecita di manodopera non riguarda solamente alcuni territori della Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, ma è in crescita ed è esteso ormai in tutta Italia, come dimostrano le ultime inchieste giudiziarie. I numeri e le storie di negazione della dignità delle persone - contenute nei rapporti annuali sulle agromafie - impongono uno scatto in più da parte di tutti.
Per la Coldiretti "occorre combattere senza tregua il becero sfruttamento che colpisce spesso la componente più debole dei lavoratori agricoli, con pene severe e rigorosi controlli, ma serve una grande azione di responsabilizzazione di tutta la filiera, dal campo alla tavola, per garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci sia un percorso di qualità che riguarda l'ambiente, la salute e il lavoro, con un'equa distribuzione del valore che non è possibile se le arance nei campi sono sottopagate a 7 centesimi al chilo e i pomodori poco di più".