Calais tra operazione di contenimento temporaneo e manovra politica

27/10/2016 di Redazione
Calais tra operazione di contenimento temporaneo e manovra politica

Alle 6 della mattina di lunedì 24 ottobre è cominciato lo smantellamento della "giungla", come i francesi chiamano il campo vicino Calais dove ormai da un anno e mezzo (ma in realtà era già presente in varie forme dalla fine degli anni Novanta in seguito alla guerra in Kosovo) vivono in condizioni davvero poco dignitose circa 10mila persone in fuga dai propri Paesi di origine, in particolare Afghanistan, Sudan ed Eritrea.
La soluzione alla "giungla di Calais", che nel tempo è anche diventata la più grande baraccopoli d'Europa, è per il governo francese il ricollocamento forzato di coloro che vi si erano stabiliti in attesa di trovare un modo per attraversare la Manica con il sogno di raggiungere il Regno Unito. Lo sgombero era già stato "inaugurato" lo scorso febbraio/marzo.
L'operazione attuale prevede lo spostamento di circa 7 mila migranti nei 450 centri di accoglienza che il governo ha da poco aperto in 11 regioni del Paese (escluse Île-de-France e Corsica) e dovrebbe durare circa una settimana. Tuttavia molti comuni che dovranno ospitare queste persone si sono già lamentati dell'insufficienza delle strutture previste. Intanto il 20 settembre sono cominciati anche i lavori per costruire un muro alto quattro metri e così ostruire il passaggio che porta al porto di Calais.
Nel campo, in un capannone di tremila metri quadrati a circa 300 metri dalla "giungla", è stato allestito il quartier generale dell'Ufficio francese dell'Immigrazione e Integrazione dove viene proposta a ciascun migrante la scelta tra due regioni di destinazione e attribuitogli un braccialetto colorato in base a tale elezione. Molti di loro infatti non capiscono il francese e in questo modo vengono automaticamente trasferiti nei tendoni del colore corrispondente in attesa che questi si riempiano per poi far partire degli autobus per quella destinazione.
L'obiettivo di lunedì (ricollocare circa 2.400 persone con 60 autobus) non è stato raggiunto, quindi si prospettano dei ritardi nel completamento della stessa.
I media francesi, lo Stato e le organizzazioni umanitarie nelle ultime settimane avevano promosso una campagna di informazione per convincere i migranti a trasferirsi ed evitare l'insurrezione di tensioni e conflitti. In parte sembra aver attecchito su molti uomini e donne che si sono presentati volontariamente di prima mattina al centro di smistamento. Ciononostante circa duemila agenti delle forze di sicurezza sono stati dispiegati per paura di eventuali scontri fomentati da coloro che non vogliono lasciare Calais per tentare comunque di raggiungere il Regno Unito. Alcuni migranti si sono opposti e gli agenti hanno ricorso anche all'uso di lacrimogeni per sedare le rivolte. Intanto in Belgio si sono rafforzati i controlli alla frontiera per evitare che i rifugiati attualmente a Calais si spostino in direzione della costa fiamminga.
Il ministro dell'Interno francese Bernard Cazeneuve parla di operazione umanitaria: "Lo smantellamento è un dovere umanitario per il nostro Paese. È il risultato di un impegno costante dello Stato per due anni a Calais, assieme ai funzionari locali e alle associazioni. Risponde a una situazione d'emergenza, ma anche alle attese di una città e dei suoi abitanti, che affrontano da più di cinque anni una crisi migratoria di grande entità. Avverrà in una sola volta, impiegheremo tutti i giorni necessari perché abbia successo". Non è tuttavia della stessa opinione la sindaca della città francese, Natacha Bouchart: "Non capisco perché una simile operazione sia stata organizzata senza il coinvolgimento e la collaborazione della città. Il governo si deve assumere tutta la responsabilità delle operazioni di sgombero dal momento che lo stesso governo ha determinato questa situazione, facendo arrivare 10.000 migranti a Calais. Potete comprendere la mia perplessità che le operazioni si svolgano senza problemi e sul fatto che non abbiamo nessuna garanzia che si metta davvero fine a tutte le difficoltà che abbiamo affrontato negli ultimi tre anni".
Anche secondo il presidente di Medici Senza Frontiere, Loris De Filippi, nonostante lo smantellamento fosse inevitabile per le condizioni di vita "indegne e pericolose" in cui erano stati abbandonati i migranti, "lo sgombero non risolverà la situazione delle persone, di cui molte in fuga da conflitti e regimi autoritari, che cercano disperatamente di raggiungere l'Inghilterra per riunirsi alle proprie famiglie e continueranno a tentare la traversata".
Essendo la questione del campo di Calais una delle più spinose e criticate dell'amministrazione francese di François Hollande, la decisione dello sgombero non sorprende che avvenga a pochi mesi dalle elezioni politiche. È infatti probabile che finché non cambierà concretamente qualcosa nelle leggi sull'immigrazione, ogni operazione sarà semplicemente uno sfogo temporaneo e strumentale alla politica del governo in carica con centinaia di persone che continueranno ad affollare Calais e il suo porto o a rimanere semplicemente nelle vicinanze