Contro la violenza sulle donne: da Plaza de Mayo alla Czarny Protest, verso il 26 novembre

27/10/2016 di Redazione
Contro la violenza sulle donne: da Plaza de Mayo alla Czarny Protest, verso il 26 novembre

Lo scorso 19 ottobre migliaia di donne si sono riversate nelle strade in molti paesi del continente latinoamericano, ma anche negli Stati Uniti, Francia e Spagna per dire 'basta ai femminicidi'. La forte indignazione si è manifestata in seguito alla diffusione della notizia dell'uccisione di Lucia Perez, 16enne argentina brutalmente torturata e seviziata l'8 ottobre.
Al grido "nosotras paramos" ("noi ci fermiamo") il movimento Niunamenos ha prontamente lanciato un appello alla protesta e per la prima volta nella storia dell'America latina, quello che doveva essere uno sciopero circoscritto al territorio argentino, si è trasformato immediatamente in una massiccia mobilitazione anche in Bolivia, Messico, Cile, Paraguay. Non è stata certo la prima protesta nel continente, contro la violenza sulle donne, ma sicuramente la più massiccia ed imponente, le cifre allarmanti raccontano di una femminicidio ogni 30 ore, in Argentina.
Il paradigma della violenza machista e del maschilismo radicato narra di aberranti violenze di genere: dalle molestie sessuali e femminicidi, alla negazione di diritti fondamentali, come ad esempio il diritto ad un aborto sicuro e legale, condizioni di lavoro umilianti e scarsi riconoscimenti sociali alle donne. La rabbia che si leva e la forza irrefrenabile con la quale da Plaza de Mayo fino in Polonia si rivendicano diritti, libertà e giustizia inonda strade e piazze, esigendo maggiore presa in considerazione.
La Czarny Protest, la protesta in nero delle donne polacche in lutto per la possibile perdita della loro libertà di decidere del proprio corpo, andata in scena agli inizi di ottobre, sembra non aver sortito gli effetti desiderati, infatti una delle leggi più restrittive d'Europa sull'interruzione volontaria della gravidanza appare irremovibile e tanto cara alle forze conservatrici del paese. Il mancato ascolto delle istanze riportate e rafforzate dalla 'protesta in nero' sta riproducendo un nuovo round di contestazioni a testimonianza che l'autodifesa e l'autorganizzazione sembrano, ad oggi, gli ingredienti imprescindibili con i quali si producono le lotte.
Il 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, la decisione di indire in Italia una grande manifestazione nazionale su questo tema, sabato 26 il giorno successivo, nasce dall'esigenza di dare voce alle 9 milioni di donne che ogni giorno subiscono violenze dentro le mura domestiche e non solo. L'Appello della Rete IoDecido, D.I.Re - Donne in Rete contro la violenza, UDI, Unione Donne in Italia, è rivolto a tutte le donne, "Non una di meno", a stringersi in un grande corteo che attraversi tutte le città d'Italia. Il monito lanciato dalle tre realtà promotrici recita: Non accettiamo più che la violenza condannata a parole venga più che tollerata nei fatti. Non c'è nessuno stato d'eccezione o di emergenza: il femminicidio è solo l'estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica. E' una fenomenologia strutturale che come tale va affrontata. La libertà delle donne è sempre più sotto attacco, qualsiasi scelta è continuamente giudicata e ostacolata. All'aumento delle morti non corrisponde una presa di coscienza delle istituzioni e della società che anzi continua a colpevolizzarci.
I media continuano a veicolare un immaginario femminile stereotipato: vittimismo e spettacolo, neanche una narrazione coerente con le vite reali delle donne. La politica ci strumentalizza senza che ci sia una concreta volontà di contrastare il problema: si riduce tutto a dibattiti spettacolari e trovate pubblicitarie. Non c'è nessun piano programmatico adeguato. (…) Dal lavoro alle scelte procreative si impone ancora la retorica della moglie e madre che sacrifica la sua intera vita per la famiglia.
Di fronte a questo scenario tutte siamo consapevoli che gli strumenti a disposizione del piano straordinario contro la violenza del governo, da subito criticato dalle femministe e dalle attiviste dei centri antiviolenza, si sono rivelati alla prova dei fatti troppo spesso disattesi e inefficaci se non proprio nocivi. In più parti del paese e da diversi gruppi di donne emerge da tempo la necessità di dar vita ad un cambiamento sostanziale di cui essere protagoniste e che si misuri sui diversi aspetti della violenza di genere per prevenirla e trovare vie d'uscita concrete. È giunto il momento di essere unite ed ambiziose e di mettere insieme tutte le nostre intelligenze e competenze.
La campagna di avvicinamento alla mobilitazione del 26 novembre ha portata decisamente globale, passa attraverso le menti di tutte e da esse si dilata nutrendosi di senso, importanza e valore pregnante.