La Corte Penale Internazionale perde pezzi

24/11/2016 di Redazione
La Corte Penale Internazionale perde pezzi

La corte penale internazionale (CPI), il tribunale penale internazionale incaricato di giudicare chi è accusato di crimini contro l'umanità e di crimini di guerra, sta perdendo pezzi. La Russia ha dichiarato la sua volontà di ritirarsi il 16 novembre, a seguito della pubblicazione da parte della Cpi delle conclusioni preliminari della sua inchiesta sull'Ucraina. Il documento definisce la situazione in Crimea e nel Donbass come caratterizzata da un conflitto armato, quindi di competenza della Cpi. Come riportato da Forbes, il rapporto è "particolarmente imbarazzante" per Mosca, in quanto "demolisce la versione di Putin del conflitto ucraino, secondo il quale la Russia sarebbe stata solo uno spettatore innocente".
In realtà l'annuncio di Mosca rimane un gesto "simbolico", perché la Russia (come gli Stati Uniti) ha firmato, ma mai ratificato lo statuto di Roma, che sta alla base della Cpi. La giurisdizione della corte non si estende quindi alla Russia. "Si tratta più di uno schiaffo morale che di un vero e proprio colpo all'istituzione", commenta una giurista sul New York Times.
Questo però, potrebbe essere l'inizio della fine per la Corte dell'Aia, dato che già tre paesi africani - il Sudafrica, il Burundi e il Gambia - hanno già lasciato la corte, mentre il Kenya e l'Uganda hanno già annunciato la propria intenzione a ritirarsi.  Addirittura c'è chi parla di un ritiro collettivo dell'Unione africana.
Ma questi paesi non sono i soli. Sempre pochi giorni fa, il presidente filippino Rodrigo Duterte, si è dichiarato intenzionato a seguire l'esempio del Cremlino, probabilmente a causa delle tensioni che lo stanno opponendo all'Occidente soprattutto a proposito delle modalità con cui sta conducendo la lotta al traffico di droga.  "Hitler massacrò tre milioni di ebrei… Ci sono tre milioni di tossicodipendenti nelle Filippine. Sarei felice di massacrarli". Questo lo spirito della lotta alla droga di Duterte, che  soltanto dopo alcuni mesi, è costata la vita a diverse migliaia di persone.
Se gli Usa per il momento non attaccano in modo cosi diretto l'organismo internazionale, anche in questo caso la situazione potrebbe presto deteriorarsi. La superpotenza è infatti coinvolta in un'inchiesta della Cpi su militari e spie Usa in Afghanistan. Secondo la rivista Slate, "la nuova amministrazione quasi sicuramente annullerà il già limitato e timido impegno dell'amministrazione Obama nei confronti della corte".