Trump intervistato dal New York Times: “dietrofront” su molti nodi controversi della campagna elettorale

24/11/2016 di Redazione
Trump intervistato dal New York Times:  “dietrofront” su molti nodi controversi della campagna elettorale

Trump è stato intervistato dai vertici del New York Times, celebre quotidiano della Grande Mela che si era schierato chiaramente contro l'elezione del Tycoon. Il nuovo inquilino della Casa Bianca, però, ha spiazzato tutti, facendo un apparente passo indietro su alcuni dei nodi più controversi del suo programma.
In particolare, Trump si è detto pronto a trovare un'intesa sugli Accordi di Parigi firmati in occasione della COP21 del novembre 2015, la conferenza mondiale sul clima. Un cambio di direzione - almeno così pare - abbastanza radicale rispetto alle posizioni espresse prima dell'elezione, quando il Tycoon aveva definito il riscaldamento globale un ingegnosa trovata cinese pensata "per rendere i prodotti americani meno competitivi" o ancora "una stronzata che deve essere fermata, il pianeta sta congelando, le temperature sono ai minimi storici". In questi giorni invece - un po' in ritardo rispetto al resto del mondo e alla comunità scientifica - Trump ha riconosciuto "che i cambiamenti climatici siano legati in qualche modo all'attività degli uomini, c'è una correlazione. Bisogna vedere quanto questo costerà alle nostre imprese". E si è detto disponibile a mediare sugli accordi.
Il neopresidente ha anche cercato di calmare la bufera sulla nomina del suo consigliera alla Casa Bianca, Steve Bannon, esponente dell'estrema destra e direttore del sito xenofobo Breitbart News. "Se pensassi che fosse un razzista o della alt-right o di come possiamo chiamarlo, non avrei neppure pensato ad assumerlo".
Ma i ripensamenti non finiscono qui. "Non voglio far del male ai Clinton. Non lo voglio davvero", riferendosi al dietrofront sulle intenzioni manifestate in campagna elettorale di riaprire l'inchiesta sulle email di Hillary Clinton e quella sulla Clinton Foundation. "Ne ha passate tante - ha detto dell'ex first lady - e ha sofferto molto in modi diversi".
Ma questo incontro ha anche regalato una sorpresa: "mi piacerebbe essere colui che realizza la pace con gli israeliani e i palestinesi, sarebbe un grandissimo traguardo", suggerendo che il genero Jared Kushner, marito della figlia Ivanka e figura chiave della sua vittoriosa campagna presidenziale, "potrebbe aiutare" il processo di pace in Medio Oriente.
Che sia il peso dell'incarico istituzionale a stimolare questi ripensamenti o che - sia la versione "estremista" della campagna che quella "moderata" da presidente - si tratti soltanto di manovre mediatiche resta tutto da vedere. Dopo questa campagna elettorale però è sempre il caso di restare in allerta.