Fondazione Feltrinelli inaugura a Milano "l'utopia trasparente"

15/12/2016 di Redazione
Fondazione Feltrinelli inaugura a Milano "l'utopia trasparente"

Di questi tempi svegliarsi di punto in bianco in una città come Milano con un archivio di 200 mila volumi, 17.500 collezioni periodiche e un milione e mezzo di carte manoscritte, è una cosa strana. Pensare che una roba del genere, compattata in due blocchi di cristallo incagliati tra via Crespi e viale Pasubio, sia stata finanziata da un privato che desidera trasformare il proprio investimento in uno "spazio di cittadinanza vero, fruito, fruibile, in grado di fare ricerca e sviluppare il pensiero critico" è ancora più strano. Questa cosa però è successa (o quasi) e la città è proprio Milano.
Apre i battenti infatti la nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in zona Porta Volta. Dal 13 dicembre, per cinque giorni di inaugurazione, l'enorme complesso di metallo e vetri sarà disponibile al pubblico, ospitando eventi e dibattiti di rilevanza internazionale. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella in un messaggio di saluto inviato alla Fondazione e all'interminabile coda di persone che sostava all'entrata, ha descritto il gioiello come "un palazzo della cultura, della ricerca, dell'innovazione, realizzato con capitali esclusivamente privati, ma con intenti di autentico servizio pubblico, che pone una volta di più Milano all'avanguardia". Il "blocco" di cultura e finanza è stato progettato dallo studio di architettura Herzog&de Meuron. Le fondamenta del nuovo complesso architettonico, che inevitabilmente ridisegna uno dei quartieri più pittoreschi di Milano, sono state gettate due anni fa, mentre la giunta Moratti e poi il sindaco Pisapia firmavano carte e sbrigavano le faccende burocratiche. Il terreno, sempre della famiglia Feltrinelli, ospitava il vecchio vivaio Ingegnoli. "Oggi ci siamo messi in moto per un progetto fuori dal tempo, da questo tempo, ma secondo noi necessario, e che deve tornare attuale. Una nuova sede iconica per una grande casa delle culture sociali, moderna e internazionale: questa è l'idea» sono le dichiarazioni di Carlo Feltrinelli, figlio dello storico editore comunista, con accanto il sindaco Giuseppe Sala entusiasta del colosso a vetri di cinque piani, della "nave rovesciata" ormeggiata tra il palazzo di Eataly e i caselli del vecchio dazio di Porta Volta.
Al quinto piano, racchiusa in una teca, signoreggia la bandiera rossa originale della Comune di Parigi, quasi ad osteggiare i vicini un po' ingombranti. Infatti "l'utopia trasparente", che si sviluppa su un'area di 23 mila metri quadrati, è composta da due edifici: quello più piccolo ospita la Fondazione, il secondo invece è un agglomerato di uffici e negozi, con la Microsoft che "signoreggia", stavolta, nel suo nuovo e luccicante quartier generale. Per alcuni un'operazione speculativa con lo strascico di un patrimonio bibliotecario lungo dodici chilometri, per altri un esperimento innovativo che rimodula il ruolo e le funzioni del privato nella riconfigurazione urbana della metropoli. Un dato è certo, però, che un'esperienza del genere, per quanto contraddittoria, sarebbe impensabile a Roma. Un privato, se disponesse di un terreno dove è possibile edificare e costruire, avrebbe sicuramente innalzato una palazzina, manipolando alchemicamente la miscellanea di piani urbani e varianti al piano regolatore. Periferie gonfie dell'abusivismo speculativo, profitti e introiti legittimati negli androni del Campidoglio, perché investire in un centro culturale se a portata di mano il palazzinaro romano ha una fonte inesauribile di guadagno? Il dibattito è aperto, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli è la punta dell'iceberg,  e le differenze, nonostante la classe dirigente sia la stessa, si sommano a una totale mancanza, strutturale nella storia del Paese, di una visione strategica per lo sviluppo della città. Lo scontro, pubblico - privato, interessi della collettività - consumo alienante del "comune".
Da ricordare le polemiche suscitate dal commento del sindaco di Roma Virginia Raggi sulla Nuvola di Fuskas, "uno spreco", e il silenzio delle istituzioni sulla distruzione oculata e sistematica del territorio, le tensioni sociali e la "ghettizzazione" di milioni di persone in quartieri dormitorio asfaltati dal cemento