Lavoro gratuito in cambio del diritto d’asilo: migranti e studenti i nuovi tasselli della precarietà

19/01/2017 di Redazione
Lavoro gratuito in cambio del diritto d’asilo: migranti e studenti i nuovi tasselli della precarietà

Non saranno solo gli studenti a dover lavorare gratis per ottenere un tanto agognato pezzo di carta, ma anche i richiedenti asilo. Questa la principale novità del pacchetto di nuove misure in materia di immigrazione che sarà illustrato mercoledì al Parlamento dal ministro dell'Interno Marco Minniti.
Di ritorno dalla Germania dove si è recato per discutere una linea comune europea, Minniti ha ribadito l'urgenza di mettere in campo una strategia chiara in materia d'immigrazione. Prima di tutto la riapertura dei CIE, ma pensati in modo da poter ospitare al massimo cento persone. Come riportato dal Corriere della Sera del 15 gennaio, per garantire la sicurezza ed l'efficienza di questi lager contemporanei, il ministro vorrebbe che i centri siano installati in stabili demaniali, lontani dai centri delle città e di preferenza nelle vicinanze di un aeroporto. All'interno lavoreranno i poliziotti per effettuare la procedura d'identificazione ed espulsione in modo da poter poi pianificare i rimpatri. La vigilanza esterna potrebbe essere affidata ai soldati che finora hanno svolto compiti di sorveglianza per il dispositivo antiterrorismo. All'interno sarà sempre presente un «garante» che possa verificare il rispetto dei diritti degli stranieri. Per il ministro, questo nuovo schema -  presentato alla Commissione Affari costituzionali e sviluppato coinvolgendo Comuni e Regioni - «servirà a garantire accoglienza a chi ha titolo, essendo inflessibili con chi non ha i requisiti per rimanere nel nostro Paese».
Chi non verrà espulso, dopo due mesi dalla presentazione della richiesta di asilo, avrà diritto a un documento in cui verrà indicato come «sedicente» rispetto alle generalità fornite alle forze dell'ordine. Quel foglio sarà sufficiente  per inserire i migranti nel circuito dei lavori socialmente utili che diventerà uno dei requisiti di privilegio per ottenere lo status di rifugiato, sullo stesso modello del corso di italiano per chi vuole ottenere la cittadinanza. Le aziende, tramite convenzioni per stage e tirocini, avranno quindi a disposizione gratuitamente, oltre a centinaia di migliaia di studenti minorenni, anche un numero simile di migranti in fuga da guerra e miseria. Un ennesimo attacco a migranti e lavoratori, mascherato da strategia inclusiva d'accoglienza secondo un altrettanto "sedicente" modello virtuoso tedesco.
Come sottolineato dalla sociologa e giurista Iside Gjergji sul suo blog sul Fatto Quotidiano, "l'obbligo del lavoro gratuito, non solo presso gli enti locali pubblici, ma anche presso varie aziende private, come prerequisito per vedersi riconosciuto lo status di rifugiato, è una di quelle novità che segnano una svolta epocale". Non solo nel modo di concepire il lavoro e l'accoglienza, ma anche in quello di concepire il diritto d'asilo stesso: "lo status di rifugiato diventerà uno status da acquistare, con il lavoro gratuito o a paga ridottissima. Al momento, la protezione internazionale è uno status da "riconoscere" e non da "assegnare". Vale a dire che non è l'autorità italiana (commissione o tribunale che sia) ad "assegnare" lo status al richiedente, ma semplicemente si limita a riconoscere la sua esistenza in capo a colui che già ce l'ha. Per intenderci: il giudice non assegna lo status di figlio a qualcuno, si limita a riconoscere la parentela sulla base degli elementi presenti. Vale lo stesso per lo status di rifugiato." Per Gjergji, "la novità normativa prevista nel disegno di legge Minniti introdurrà un terremoto nell'ordinamento vigente, smantellando dalle fondamenta lo stesso concetto di asilo".
Il Parlamento inoltre, sarà chiamato ad esprimersi su due norme. La prima riguarda la possibilità di presentare appello contro il provvedimento che nega l'asilo, prevedendo però alcune eccezioni. È una misura pensata per snellire e facilitare le procedure d'espulsione. La seconda norma invece riguarda l'abolizione del reato d'immigrazione clandestina, una legge non solo ingiusta ma anche inutile per realizzare le intenzioni stesse dei legislatori che l'avevano promossa, in quanto impedisce di rendere effettive la maggior parte delle espulsioni, visto che chi viene imputato e condannato per questo "reato" può chiedere di rimanere in Italia fino alla sentenza definitiva.