Lingua madre: lingua d’amore e lingua d’esclusione

16/02/2017 di Redazione
Lingua madre: lingua d’amore e lingua d’esclusione

In occasione della GIORNATA DELLA LINGUA MADRE 2017 abbiamo voluto esplorare in modo particolare due mamme lingue. Quella rom e la lingua francese, del colonizzatore.

La lingua madre è un fattore importante nella vita delle persone e svolge un ruolo fondamentale nella formazione della loro identità. Noi siamo quello che ci viene trasmesso dai nostri genitori, dalla nostra cultura e dalla nostra terra. Siamo il prodotto di un insieme di cose e se non siamo consapevoli di questo, non saremo sicuri della nostra identità. Lungo la nostra vita entriamo in contatto con altre culture e altri modi di vivere. È giusto dire che, anche se durante la propria vita si imparano lingue straniere, la lingua madre è la matrice, la base della propria cultura, delle proprie tradizioni e delle proprie radici della propria terra d'origine.

Parlare e apprezzare la lingua dell'altro costituisce poi un segno di disponibilità, di cooperazione che facilita i rapporti sotto vari aspetti.

È nell'esperienza di chiunque abbia abitato all'estero, come parlando anche poco la lingua di una comunità si abbiano maggiori possibilità di costruire relazioni significative con questa comunità.

In questa giornata dedicata alla lingua madre vogliamo esplorare le lingue madri e il rapporto socio culturale insito nelle genti del mondo che le parlano.

Tutti amiamo la nostra lingua madre? Quella lingua che affonda le radici nella terra dove siamo nati?

Per i rom e sinti, la terra non è alla base del ruolo identitario, la loro identità culturale e linguistica non si associa alla necessità all'abitare in un luogo piuttosto che in un altro, è la stessa lingua che diventa la loro patria: la lingua come viaggio.

Urgente e necessario, diventa oggi più che mai, parlare di come disinnescare gli stereotipi associati alla dimensione: la romanì lingua usata per nuocere a chi non la parla, lingua mostruosa e diabolica.

Le riflessioni che faremo vorrebbero costituire un invito a cambiare prospettiva verso la romaní. La romaní deve passare da realtà ignorata o da problema sociale, a tema linguistico e culturale su cui riflettere e di cui attivare tutte le potenzialità comprese quelle di negoziazione di identità. Molto spesso gli scolari rom e sinti nascondono la loro identità e la loro lingua, non di rado su imput degli insegnanti e delle famiglie di appartenenza. Le conseguenze sono note: abbandono scolastico o rifiuto della propria identità.

Perché, invece, non imparare a comunicare oralmente e per iscritto, questa lingua? Perché allontaniamo l'idea di questa conservazione come trasmissione del sapere? Si potrebbe accrescere la capacità dei discenti italiani di pensare alla propria città e alla propria scuola come ad un ambiente con elementi di plurilinguismo. L'educazione al plurilinguismo è anche educazione al rispetto della cultura altrui, alla gestione della diversità culturale con i suoi possibili conflitti, alla costruzione di un rapporto più equilibrato con l'altro.

Nella classifica generale delle lingue e degli accenti più amati da tutti i Paesi in generale le lingue romanze sono le preferite e il primo posto se lo aggiudica quella francese con il 34%

Per tutti la lingua francese è una lingua d'amore?

In Africa, il portoghese, il fran­cese e l'inglese sono state le lin­gue del potere, le lin­gue del governo e di tutta l'amministrazione. Sono state le lin­gue della classe media e della bor­ghe­sia e di chi poteva per­met­tersi di «stu­diare».

Chi ha tenuto vive lin­gue e tra­di­zioni, rin­no­van­dole, sono state le popo­la­zioni povere, i con­ta­dini dei villaggi…

La bor­ghe­sia pic­cola, i con­ta­dini, i brac­cianti e la gente povera hanno con­ti­nuato a par­lare nelle lin­gue afri­cane, a pen­sare nelle lin­gue afri­cane, a vivere con le lin­gue afri­cane. Que­sto ha fatto sì che fosse mante­nuta viva un'altra comu­nità, par­lante le lin­gue locali. Que­sta comu­nità par­la ma non scri­ve in que­ste lingue.

La lin­gua dei colo­niz­za­tori è diven­tata una pri­gione lin­gui­stica.  Potremmo parlare di linguaggio come: imperialismo colo­niale  ed ancora di imperialismo post­co­lo­niale.

L'evento avverrà presso la Biblioteca Comunale di Tivoli dalle ore 17.00 il 20 febbraio, con interventi a cura di Antonio Ardolino esperto ricercatore di lingua e cultura Rom, Pino Zarbo, presidente della Casa dei Diritti Sociali della Valle dell'Aniene, Thierno Diakite, mediatore linguistico culturale Senegalese e con la partecipazione degli insegnanti e discenti della scuola di italiano L2, gestita presso la Biblioteca Comunale, che allieteranno il pomeriggio con letture in italiano e lingue madri.