Presentazione del libro “Roma - Guida alla Riscoperta del Sacro” di Angelo De Florio e Katiuscia Carnà

30/03/2017 di Redazione
Presentazione del libro “Roma - Guida alla Riscoperta del Sacro” di Angelo De Florio e Katiuscia Carnà

Ieri, mercoledì 29 marzo alle ore 18, si è tenuta presso Palazzo Firenze (della scuola Dante Alighieri) la presentazione del libro "Roma - Guida alla Riscoperta del Sacro" con la presenza di Angelo De Florio, uno degli autori insieme a Katiuscia Carnà, del prof. Massimiliano Fiorucci di Scienze dell'Educazione dell'Università Roma Tre, di Mustafa Cenap Aydin presidente dell'Istituto Tevere e di Franca Coen Eckert vice presidente di Religions For Peace.
Si tratta di una guida ai luoghi di culto presenti nella Capitale, conosciuti e sconosciuti ai più, la riscoperta di Roma come centro sincretico che riunisce i più diversi credo religiosi. Una guida che svela angoli ancora poco visti, che invita all'esperienza diretta di tali realtà e prende vita dalle interviste a persone comuni che raccontano la propria fede talvolta anche in modo critico e innovativo. Il luogo di culto, come dimensione sociale e spaziale che una comunità religiosa assume nel territorio urbano, prima di tutto deve rispondere alle esigenze delle persone che lo frequentano, deve accogliere ed essere sicuro. Ma non solo questo. Fare visita a questi ambienti significa partecipare all'identità cangiante e sincretica (non solo dal punto di vista religioso) degli abitanti di Roma. Quello verso cui il libro guida quindi non è solo la riscoperta geografica e storica della Capitale, crocevia millenario di lingue, culture e religioni diverse, ma anche l'esperienza diretta di quello che significa "intercultura" e quali forme questa attualmente assume nel territorio dell'Urbe.
Dopo una storia antichissima di pluralità culturale che portava con sé una visione dinamica e disponibile al cambiamento dell'identità di popolo, nella Roma del XXI secolo, sempre più rigida e meno accogliente, è divenuto necessario mettere in discussione modelli vecchi e rigidi e riconsiderare il concetto di intercultura come pratica viva di apertura alla diversità, di uguaglianza ed equità e di coesione sociale.
Un libro che fa riflettere e ci invita a "ri-visitare" la nostra città non può che stimolarci a ridimensionare e mettere in discussione il nostro essere "cittadini romani", e così anche italiani ed europei.