Brindisi e la piaga del caporalato

22/06/2017 di Redazione
Brindisi e la piaga del caporalato

"Alle femmine piazza e mazzate ci vogliono, altrimenti non imparano"

Sono le parole, intercettate dalle microspie dei carabinieri, di Michelangelo Veccari che insieme a sua moglie Valentina Filomeno, Grazia Ricci e Maria Rosa Putzu, è accusato di "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro pluriaggravati". Presunti caporali che smistavano una quindicina di lavoratrici nei campi della provincia di Bari, 8 ore di lavoro al giorno (Altre volte 13 o addirittura 18) per 38 euro di paga invece di 55 euro per 6 ore e mezza come da contratto provinciale.  "Non so, ditemi voi. Devo scendere con l'agenzia o devo scendere con voi?" chiedeva una bracciante - un colloquio riportato dal Fatto Quotidiano - "Con l'agenzia lavori un mese, con noi lavori sei mesi, otto mesi. Quindi dipende cosa vuoi fare. Se vuoi lavorare un mese, altrimenti ti conviene venire con noi. Secondo me ti conviene, perchè con noi alla fine lavori".

I pm di Brindisi hanno ricostruito la vicenda: i tre trasportavano - decurtando 8 euro dalla paga giornaliera delle lavoratrici - le quindici braccianti nelle campagne baresi, partivano all'alba da Brindisi, le smistavano nelle aziende agricole dove lavoravano a ritmi incessanti. Nessun riposo settimanale, nessuna festività, nessun diritto, a raccogliere ciliegie e uva da tavola. Chi si ribellava sarebbe stato anche picchiato. Secondo il gip Maurizio Saso le dichiarazioni delle donne sfruttate che inchioderebbero i tre presunti caporali, sono "pienamente attendibili".  "Femmine, mule e capre, tutte con la stessa testa" Le lavoratrici, vittime inermi e incapaci di reagire per le gravi condizioni in cui vivevano, costrette a subire il giogo dello sfruttamento e il ricatto dei caporali e delle aziende agricole pronte a fare profitti sulla pelle di migliaia di persone. "Il ricatto occupazionale e l'intimidazione" alla base di un sistema ben rodato nell'agroalimentare italiano.

"La legge contro il caporalato sta dando risultati concreti a difesa dei diritti dei lavoratori", commenta il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina. "Gli arresti dimostrano che questo provvedimento era necessario soprattutto in un settore delicato come quello agricolo. Non possiamo mai abbassare la guardia, lo dobbiamo anche alle tantissime imprese agricole che ogni giorno operano nella legalità".

"Serve un impegno costante che coinvolga tutti - conclude Martina - Dobbiamo proseguire in questa direzione migliorando la collaborazione fra le istituzioni per aumentare i controlli, vigilare affinché vengano tutelati i diritti dei lavoratori stagionali e verificare il rispetto dei contratti".

Cgil: "La legge contro il caporalato inizia a funzionare"

Contributo a firma del segretario della Cgil di Brindisi Antonio Macchia e del segretario generale Flai Antonio Ligorio, pubblicato su BrindisiReport

Finalmente la Legge 199/16 sta prendendo corpo: in data odierna il Tribunale di Brindisi, a distanza di appena otto mesi dalla entrata in vigore della stessa legge, ha tratto in arresto una serie di soggetti che, attraverso maltrattamenti e soggezione economica, assumevano atteggiamenti da caporale.

Come noto tale disposizione legislativa, intitolata "Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo", si pone l'obiettivo di contrastare in modo adeguato il caporalato.

La Cgil tutta è soddisfatta di questo risultato ed auspica che sempre più donne e uomini possano uscire dalla schiavitù del lavoro e dallo sfruttamento, attraverso la presa di coscienza che lo stato può aiutare loro.

La Cgil di Brindisi e la Flai Cgil, storicamente protagoniste nella lotta contro il caporalato, hanno promosso un progetto di "reinsediamento sindacale", per essere sempre vicine ai Lavoratori, attivando su tutta la provincia sportelli a disposizione di coloro che vorranno emergere dallo "spazio nero" in cui sono stati costretti ad operare sinora. Tali sportelli prevedono la presenza di esperti psicologi a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori vittime di violenza, oltre al coinvolgimento continuo dell'ufficio vertenze legali, della consulta giuridica e dell'ufficio immigrati.

Insieme si potrà, inoltre, ricorrere alla Procura affinché gli operatori del settore agricolo riconquistino la piena dignità del lavoro.

Tanto ancora dovrà essere fatto per evitare che i caporali reclutino i lavoratori. Uno dei provvedimenti più necessari è sicuramente l'adeguamento del sistema dei trasporti, attivando linee dedicate da e per i luoghi di lavoro dai centri agricoli più importanti, soprattutto nei periodi delle grandi raccolte.

Queste persone, infatti, quasi sempre sfornite di mezzo proprio, non devono più assoggettarsi al caporale per raggiungere il posto di lavoro. Altrettanto importante è il sistema di reclutamento, ovvero l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, che deve vedere interessato il sistema pubblico anche attraverso il coinvolgimento dei centri per l'impiego. Da non tralasciare, infine, la necessità di porre in essere una serie iniziative tese a sviluppare politiche abitative, in grado di favorire il fitto per i cittadini stranieri.

Tutti questi strumenti di contrasto al fenomeno del caporalato, possono essere finanziati utilizzando fondi europei. Pertanto, occorre individuare un piano strategico di lungo respiro, che veda coinvolte le istituzioni pubbliche, le aziende e/o cooperative che operano nella legalità e le Parti Sociali, per liberare i tanti lavoratori che sono finiti nella pericolosa trappola  del caporalato.