Crisi e conflitti: uno sguardo sul mondo

24/11/2017 di Redazione
Crisi e conflitti: uno sguardo sul mondo

YEMEN

Il blocco imposto a porti e aeroporti dalla coalizione a guida saudita impedisce l'arrivo di aiuti umanitari in Yemen.

Dopo l'allarme lanciato dall'ONU l'Arabia Saudita si dice intenzionata a concedere la riapertura degli scali portuali e aeroportuali per fini esclusivamente umanitari. il porto di Hodeidah e l'aeroporto di Sana'a sono stati chiusi dopo che i ribelli Houthi hanno lanciato un razzo su Riyadh  a inizio mese. La situaione è precipitata velocemente esponendo il paese al rischio di una crisi di carburante, acqua potabile e alimentare. Le organizzazioni umanitarie si sono attivate denunciando publicamente la situazione attraverso l'hashtag #LetAidIn.

La parziale apertura di Hodeidah e di Sana'a è una buona notizia se realmente sarà concesso alle navi e agli aerei di entrare.

http://www.irinnews.org/news/2017/11/22/editor-s-take-yemen-needs-commercial-imports-avoid-famine-lettradein

ZIMBABWE

Crisi economia e sociale dopo la governance trentennale di Mugabe

In questi ultimi giorni ha guadagnato il primo piano della stampa estera la vicenda politica del più anziano capo di stato attualmente vivente, Robert Mugabe, fino a pochi giorni fa ostinatamente in carica anche se sfiduciato politicamente. A sostituirlo d oggi sarà il su ex-braccio destro Emmerson Mnangagwa.

Pubblichiamo alcune informazioni di base sulla attuale condizione economica e sociale dello Zimbabwe basandoci sul semplice ma eloquente articolo pubblicato dalla BBC intitolato "Zimbabwe: cinque cose che dovreste sapere".

1. L'economia del paese è in condizioni disastrose. Il sindacato di riferimento denuncia un tasso di disoccupazione pari o superiore al 90%. Dati del 14 novembre 2008 stimano il tasso d'inflazione annuo dello Zimbabwe pari a 89 700 miliardi di miliardi (89,7×1021) di punti percentuali: non a caso gli esperti parlano di iperinflazione. Il governo è stato costretto nel 2009 a rinunciare alla propria moneta in favore di quelle straniere (rand sudafricano e dollaro statunitense).

2.  Robert Mugabe, novantatreenne e presidente in carica dal 31 dicembre 1987, suscita ancora rispetto tra la popolazione grazie all'immagine di "padre della nazione", rivoluzionario e anticolonialista che si è costruito nel tempo, ma non ha esitato nell'arco della sua lunga esperienza di governo a ricorrere alla violenza per mantenere e rinforzare il potere suo e del suo partito. 

3.  Il partito del leader è attualmente spezzato in due: da un lato la moglie - più giovane del marito di 40 anni - Grace, anche nota come "Gucci Grace" a causa del suo debole per lo shopping, dall'altro  uno degli alleati storici di Mugabe, Emmerson Mnangagwa. Quest'ultimo è stato scaricato recentemente dal presidente che ha preferito appoggiarsi alla famiglia diffidando dei suoi vecchi commmilitoni.

4.  Le alternative a Mugabe non costituirebbero comunque una valida alternativa in termini di democrazia e rinnovamento culturale in quanto rappresentate da personalità - Mnangagwa in primis - non dissimili dall'ultranovantenne presidente in carica.

5.  L'esercito è intervenuto ma non si è consumato nessun colpo di stato. Gli stessi vertici militari hanno dichiarato pubblicamente di aver messo sotto controllo "obiettivi criminali" ma non il presidente Mugabe, continuando a definirlo il "comandante in capo". D'altronde i vertici dell'esercito sono composti per la maggior parte da vecchi compagni d'armi del presidente.

KENIA, Nairobi

Dall'Osservatore Romano del 18 novembre 2017

Almeno cinque persone hanno perso la vita ieri, a Nairobi, in scontri seguiti a una dimostrazione in favore di Raila Odinga, il candidato dell'opposizione politica sconfitto alle elezioni presidenziali di novembre. Per festeggiare il rientro di Odinga nel paese, dopo dieci giorni passati all'estero, era stata organizzata una manifestazione - secondo alcune fonti, vietata dalle autorità keniote - che avrebbe dovuto accompagnare il convoglio di Odinga dall'aeroporto verso il centro della città. Qui il politico avrebbe dovuto tenere un discorso pubblico.

Lungo il percorso si sono registrati scontri tra le forze di polizia e i dimostranti. Secondo testimoni oculari e addetti dell'obitorio, la polizia avrebbe sparato sui manifestanti uccidendone almeno cinque.

Un fotografo dell'Associated Press avrebbe inoltre diffuso una foto in cui un uomo è colpito da uno sparo mentre trasporta un contenitore d'acqua. In altre foto ci sarebbero quattro corpi con ferite che sembrano d'arma da fuoco. Per le forze dell'ordine, invece, le persone sarebbero state uccise da una sassaiola di residenti di un'area, dove i dimostranti si sarebbero abbandonati a saccheggi.

Prosegue così, nel paese africano, il clima di tensione politica in atto sin dalle elezioni di agosto. 

Link all'articolo originale:

http://www.osservatoreromano.va/it/news/nairobi-segnata-dalle-violenze

RUANDA

L'UNHCR richiama il governo al rispetto della Convenzione contro la tortura.

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati a seguito di ripetute denunce ha deciso di fare chiarezza con il Governo ruandese sulla questione detenzione arbitraria e maltrattamenti. Il Ruanda è dal 2008 fra i paesi che hanno sottocritto la Convenzione contro la Tortura e altri trattamenti e punizioni crudeli, inumane o degradanti  ma negli ultimi 7 anni ha ripetutamente violato gli impegni previsti da tale convenzione. Percosse, soffocamento, elettroshock e finte esecuzioni sono quanto denunciato da molti ex-detenuti. L'UNHC l scorso ottobre aveva già denunciato l'utilizzo della tortura da parte delle forze aramte ruandesi nei centri detentivi di Kigali e della regione nord-ovest del paese. I civili arrestati e detenuti sono principalmente sospettati di collaborazionismo con gruppi armati ribelli

Per ulteriori informazioni il link del comunicato (in inglese):

https://www.hrw.org/news/2017/11/23/rwandas-torture-problem