La fine della fame nel mondo è ancora lontana

03/11/2017 di Redazione
La fine della fame nel mondo è ancora lontana

Non sono incoraggianti i risultati che emergono dall'Indice Globale della Fame (GHI), redatto da IFPRI in collaborazione con Concern Worldwide e Welthungherhilfe e curato da Cesvi nella sua edizione italiana. Questo indice serve per misurare e monitorare la fame sia a livello regionale sia a livello mondiale, in modo da valutare più consapevolmente le azioni che si stanno portando avanti, favorire un confronto tra i vari paesi e individuare le regioni più esposte. Si basa su quattro indicatori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita infantile e mortalità infantile.

L'Indice Globale della Fame ha evidenziato una diminuzione della fame e della malnutrizione nel lungo periodo: nel 2017 il suo valore è sceso di circa il 27% rispetto al 2000. Eppure ci sono ancora molti ostacoli che impediscono la sconfitta della fame nel mondo. Uno di questi è certamente la guerra, che genera difficoltà di accesso al cibo e all'acqua, oltre che impedire l'intervento delle organizzazioni umanitarie; ma anche le disuguaglianze e la mancanza di sicurezza alimentare aggravano il quadro. L'indice ha individuato nelle regioni dell'Asia meridionale e dell'Africa subsahariana le aree più deboli, dove la fame è un problema particolarmente grave e diffuso. I casi più allarmanti sono localizzati nella Repubblica Centroafricana, nel Chad, in Sierra Leone, Madagascar, Zambia, Yemen, Sudan e Liberia.

Da rilevare che anche altri paesi suscitano molta apprensione, ma per diversi di loro non ci sono sufficienti dati disponibili. È il caso, ad esempio, del Burundi, della Repubblica Democratica del Congo, della Somalia, della Libia e della Siria. Ciò che spaventa maggiormente sono le diseguaglianze che dividono questi paesi da quelli più ricchi. Basti pensare che circa 800 milioni di persone soffrono la fame e due miliardi sono affette da problemi di malnutrizione, mentre nel mondo più di un terzo della popolazione mondiale è obesa e un terzo di tutta la produzione alimentare viene buttata via o sprecata. Quindi per combattere la fame è necessario affrontare la disparità di potere politico, economico e sociale che pesa su questi paesi e che ha forti ricadute anche a livello alimentare. La distribuzione disomogenea della fame e della malnutrizione riflette disuguaglianze di potere ancora più profonde che pervadono la società.

Inoltre le grandi imprese esercitano un potere preoccupante che incide sulle politiche alimentari nazionali, sui mercati locali e sulle scelte alimentari individuali. È sufficiente dire che le cento aziende più grandi controllano il 77% delle vendite di alimenti trasformati a livello mondiale. Alla luce di questi fatti è necessario intervenire per ridistribuire quel potere che grava sui soggetti più deboli, cercando di ampliare la partecipazione ai dibattiti sulle politiche alimentari, garantendo uno spazio maggiore alla società civile, pensando a norme che proteggano i cittadini, aumentando il supporto ai piccoli produttori alimentari, favorendo l'uguaglianza attraverso l'educazione e la sicurezza sociale e, infine, mettendo in luce le responsabilità dei governi tramite la diffusione puntuale di dati.