Congo,esercito accusato di violenze sessuali e stupri di gruppo

22/12/2017 di Redazione
Congo,esercito accusato di violenze sessuali e stupri di gruppo

Riportiamo, traducendolo, parte di un articolo pubblicato dall'IRIN, un canale d'informazione indipendente, che descrive attraverso testimonianze raccolte sul campo le atrocità inflitte dai militari dell'esercito regolare alle popolazioni entrate in contatto con i ribelli delle coalizioni Mai-Mai.

Il suo volto era stanco e ferito, le sue braccia pelle e ossa, il suo vestito a brandelli. "Guarda il mio corpo" ha mormorato. "Ti sembra il corpo di una persona normale?". Dopo una breve pausa si è risposta da sola: "Questa è la morte."

La donna di 36 anni che ha chiesto di rimanere nell'anonimato è una delle dozzine di donne che accusano i soldati coinvolti nell'insurrezione militare in corso nella regione congolese del Kivu del sud di stupro e violenza sessuale.

Gli abusi documentati dall'IRIN - Integrated Regional Information Networks - hanno avuto luogo da fine settembre dopo che l'esercito regolare ha ripreso il controllo su delle zone per breve tempo rimaste nelle mani della nuova alleanza delle milizie Mai-Mai chiamata National People's Coalition for the Sovereignty of the Congo (CNPSC).

Il CNPSC è una delle tre coalizioni Mai-Mai che si sono recentemente formate nel Congo dell'est, un'area teatro di conflitti sin dagli anni '90, quando i responsabili del genocidio in Ruanda, innescando due conflitti nella regione.

La coalizione sostiene di stare combattendo contro il presidente congolese Joseph Kabila, che lo scorso anno si è rifiutato di lasciare l'incarico e convocare le elezioni quando ha raggiunto il limite dei due mandati previsto dalla costituzione.

Un accordo tra il governo e l'opposizione raggiunto lo scorso dicembre stabiliva che Kabila avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni e mandare il paese al voto entro la fine del 2017, ma la commissione elettorale del Congo ha fatto sapere che non si andrà al voto prima del dicembre del 2018.

Nel mese di settembre, la CNPSC ha lanciato una nuova offensiva nella regione del Fizi, prendendo il controllo di una serie di villaggi di importanza strategica per poi lanciare un audace offensiva navale su Uvira, la seconda città più grande del Kivu del sud.

L'incursione è stata alla fine respinta da MONUSCO, la missione di pace dell'ONU, che ha sferrato un'operazione difensiva con una squadra di elicotteri per proteggere la città.

L'esercito regolare congolese tira dritto

Non appena la coalizione Mai-Mai ha abbandonato i villaggi occupati, i soldati congolesi hanno cominciato a violentare sistematicamente le donne e ad arrestare in maniera arbitraria gli uomini più giovani, stando alle decine di interviste condotte da IRIN nell'arco di più settimane con vittime e testimoni.

Un'associazione umanitaria di Makobola, 15 chilometri a sud di Uvira, sostiene che almeno 25 donne sono state vittima di stupro di gruppo da parte di soldati congolesi nel corso di un'unica giornata nel mese di settembre.

Sedute in una piccola capanna a due stanze, lontane dalla caserma improvvisata sulla strada principale dove i soldati stazionavano, quattro donne a turno hanno raccontato la loro storia. Parlano tutte sotto la protezione dell'anonimato per paura di ritorsioni da parte dell'esercito e della stigmatizzazione da parte di amici e familiari.

La donna di 36 anni vistosamente ferita ha detto di essere stata stuprata insieme alla madre cieca di 65 anni alle 10 del mattino. L'atto è stato così violento e brutale che la madre è rimasta paralizzata dalla vita in giù per poi morire dopo poco tempo.

L'articolo riporta altre testimonianze una più agghiacciante dell'altra. Di seguito il link dell'articolo originale:

http://www.irinnews.org/special-report/2017/12/18/exclusive-inside-congolese-army-s-campaign-rape-and-looting-south-kivu