Lavoratrici domestiche filippine: #WeTOO. Una giornata per i loro diritti in Giordania

07/12/2017 di Redazione
Lavoratrici domestiche filippine: #WeTOO. Una giornata per i loro diritti in Giordania

Sono donne, migranti, vincolate al ruolo dei lavori di cura, parte di una minoranza spesso dimenticata e quasi invisibile. Le lavoratrici domestiche filippine in Giordania sono 16 000 secondo alcuni e 50 000 secondo altri*. Le stime sono azzardate ed è sufficiente chiedere loro in quante vivano una situazione di irregolarità e impiego non formalizzato per capire che i dati ufficiali sono lontani dalla realtà: si tratta di una forza lavoro sommersa.

Alla viglia della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, abbiamo deciso di aderire alla campagna16 Days of Activism against Gender-based Violencedi UN Women dedicando una giornata a questa comunità di donne e rendendo nostro lo slogan di questa edizione 2017:Leave no one behind. Infatti, in un contesto saturo di interventi di cooperazione come quello giordano, le iniziative a sostegno delle migranti filippine sono quasi nulle e il gruppo risulta ulteriormente marginalizzato.

Abbiamo voluto dedicare un pomeriggio ai loro diritti, unendo le forze con altre due organizzazioni attive ad Amman nell'ambito dell'aiuto legale gratuito e destinato a tutte e tutti. Nelle settimane precedenti abbiamo preso contatto con il gruppo di donne per parlare con loro delle nostre intenzioni riguardo l'evento, per capire quali esigenze specifiche avessero e per riuscire a raggiungere il maggior numero di potenziali interessate.

L'evento, infatti, si è svolto a porte aperte ma con l'esclusiva partecipazione delle donne filippine. Gli interventi sono stati pensati per le loro necessità pratiche, non per informare un pubblico più vasto.

"Le situazioni riportate gettano una luce sinistra fra quelle mura domestiche che spesso si trasformano in prigioni. Il consiglio più accorato è stato quello di non lasciarsi intimidire dalle minacce, assicurandosi preventivamente una posizione inattaccabile in quanto regolare"

Si è parlato di passaporti, ambasciate, ministeri, ferie, permessi di malattia, orari lavorativi, libertà di culto, salute, violenze, umiliazioni, amiche in difficoltà, di una patria lontana a cui è troppo difficile fare ritorno. Soprattutto si è parlato di diritti sanciti e di come pretenderne l'attuazione.

Le situazioni riportate gettano una luce sinistra fra quelle mura domestiche che spesso si trasformano in prigioni. Il consiglio più accorato è stato quello di non lasciarsi intimidire dalle minacce, assicurandosi preventivamente una posizione inattaccabile in quanto regolare. La legge giordana, però, attribuisce la responsabilità dei permessi di lavoro e di residenza ai datori di lavoro, che in molti casi rifiutano di adempiere ai loro doveri, abusando della propria posizione di potere rispetto alle dipendenti.

Di conseguenza, in caso di problemi più gravi e di violenze più gravi, le donne non possono richiedere l'intervento delle autorità per proteggersi, poiché le troverebbero con i documenti non in regola.

Per evitare questo scacco matto, quindi, le donne sono state incoraggiate ad agire tempestivamente, richiedendo l'intervento di organizzazioni che possono porsi come mediatori fra i datori di lavoro e le dipendenti.

Siamo stati molto felici quando in sala si e' acceso un dibattito molto partecipato, durante il quale l'avvocatessa che ha condotto l'incontro ha potuto rispondere alle domande delle donne, indirizzandole verso i canali di assistenza legale più appropriati già attivi, ma ancora sconosciut. Speriamo di aver aperto un canale di comunicazione fra chi potrebbe essere in difficoltà e chi ha già deciso di lavorare per cercare una soluzione a questi problemi.

Come corpi civili di pace, tenendo a mente il nostro mandato di coesione sociale, ci auguriamo che questa iniziativa possa essere l'inizio di un nuovo ponte, fra la nostra organizzazione e la comunità delle migranti filippine in Giordania.

Eleonora Duchi