MSF, quelli in Libia non sono centri di detenzione ma “depositi di persone”

16/02/2018 di Redazione
MSF, quelli in Libia non sono centri di detenzione ma “depositi di persone”

La presidente dell'organizzazione umanitaria formata da 23 sezioni nazionali che assiste in 70 Paesi feriti e malati senza distinzione di idee politiche, etnie e fedi è ritornata sulla questione dei campi di detenzione per migranti in Libia esprimendo tutto il suo dissenso.

A seguito della sua visita in Libia la pediatra candese esprime un giudizio semplicemente allarmante:  «ne ho visitati due [di campi] vicino Tripoli nel settembre scorso. Non li chiamerei campi. Sono depositi di persone. Nei miei 22 anni in Medici senza frontiere non avevo mai incontrato un'incarnazione così estrema della crudeltà umana».

Alcuni episodi della sua testimonianza sono a dir poco agghiaccianti. «Ricorderò sempre un uomo robusto con un bastone in mano: "Vuol vedere dove è la gente?". Io: 'Sì'. L'uomo ha aperto la porta che aveva alle sue spalle e ha agitato il bastone: dentro un locale delle dimensioni di una palestra, centinaia di persone sono indietreggiate impaurite. Mi sono trovata davanti tanti occhi che mi guardavano da visi emaciati. Le persone hanno cominciato a protendere le mani verso di me e a sussurrare: "Aiutatemi", "Portatemi via di qui"».

Liu fa riferimento all'esperienza avuta in un centro di detenzioni per immigrati illegali e ricorda come "in Libia non esiste un governo capace di controllare l'intero territorio, in ogni zona prevale una milizia diversa".

Interessante è il confronto tra la situazione della Libia e quella del Bangladesh con i migranti provenienti dalla Birmania. «Quanti raggiungono la Libia entrano in un circuito di sofferenza senza fine. Vede, poco fa sono stata in Bangladesh: in un campo con migliaia di profughi fuggiti dalla Birmania, tutti venivano da villaggi messi a fuoco o erano sopravvissuti a stragi. La maggior parte delle donne era stata violentata. Tante mogli erano state separate da mariti, molti figli dai genitori. Dopo la fuga però questo non accadeva più. In Libia per la gente che scappa da guerre, persecuzioni e miseria da altri Paesi invece continua. Diventano merce».

La presidente di MSF non ha soluzioni magiche ma ci tiene a specificare: "Giudico devastante che oggi il danaro pubblico sia usato per tenere questa povera gente in Libia, non per salvarla dalle condizioni nelle quali si trova".

Il link dell'intervista integrale:

http://www.corriere.it/esteri/18_febbraio_01/monito-liu-msfil-calo-arrivi-vuole-dire-piu-torture-8e0933b6-06c5-11e8-8b64-d2626c604009.shtml