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Attesa per il 24 marzo prossimo la sentenza della Corte di Giustizia UE sui centri in Albania

La Corte Europea di Giustizia si esprimerà – il 24 marzo prossimo – su uno dei due rinvii pregiudiziali ancora pendenti, in particolare quello sollevato dalla Cassazione relativo all’utilizzo come CPR (Centro per il rimpatrio) dei due centri albanesi di Shengjin e Gjader, riservata ai migranti “irregolari” in attesa di rimpatrio.
La Cassazione, a sezioni riunite, aveva sollevato dubbi sull’equiparazione di questi due centri ai CPR presenti in Italia, che pongono limiti oggettivi come l’impossibilità di disporre “l’immediata scarcerazione” in caso di non convalida dei giudici, come stabilito dalla legge.
L’altro quesito, sollevato dalla Corte d’Appello di Roma, pone invece la legittimità dell’intero Protocollo tra Italia e Albania e in generale di intese internazionali tra uno Stato membro e un paese terzo in materie, come l’asilo, ampiamente regolate dal diritto comunitario e di competenza dell’Unione. La data dell’udienza è attesa a breve.
Ad agosto 2025, La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha limitato l’operatività dei centri per migranti in Albania gestiti dall’Italia stabilendo che un paese terzo non può essere considerato “sicuro” se non garantisce la sicurezza universale, invalidando il presupposto della procedura accelerata. Di conseguenza, i giudici italiani devono verificare la conformità ai criteri europei, bloccando di fatto il trasferimento automatico dei richiedenti asilo in Albania.

Attesa per il 24 marzo prossimo la sentenza della Corte di Giustizia UE sui centri in Albania

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