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Cuba è sempre sull’orlo dell’abisso

di Alessandro Scassellati

La storia moderna di Cuba è un intreccio indissolubile di aspirazioni all’autodeterminazione, lotte ideologiche e condizionamenti geopolitici. Un’isola caraibica che, per oltre un secolo, è stata l’epicentro delle tensioni nell’emisfero occidentale. Per comprendere l’attuale crisi e la natura del governo socialista, è necessario risalire alle radici dell’imperialismo statunitense e alla trasformazione di Cuba da colonia spagnola a protettorato statunitense all’insegna della Dottrina Monroe (1823), riveduta da Theodore Roosevelt e ora da Donald Trump.

1) Le radici dell’imperialismo: il 1898 e il “destino manifesto”

Il 1898 segna una svolta epocale non solo per Cuba, ma per l’intera politica estera degli Stati Uniti. Intervenendo nella guerra d’indipendenza cubana contro la Spagna, Washington non agì per puro altruismo. L’affondamento della corazzata Maine nel porto dell’Avana fornì il pretesto per la guerra ispano-americana, che si concluse in pochi mesi con la disfatta spagnola. Il Trattato di Parigi sancì la fine dell’impero coloniale di Madrid, ma per Cuba l’indipendenza fu solo formale.

Gli Stati Uniti imposero l’integrazione dell’Emendamento Platt nella nuova Costituzione cubana (1901). Questo strumento giuridico conferiva a Washington il diritto legale di intervenire militarmente nell’isola per “preservare l’indipendenza e la stabilità” e limitava la capacità di Cuba di contrarre debiti o stipulare trattati con altre potenze. Inoltre, garantiva agli USA la concessione perpetua della baia di Guantánamo. Per i successivi sessant’anni, Cuba fu di fatto un protettorato statunitense, un’appendice economica dominata dalle grandi piantagioni e compagnie dello zucchero e trasformata in un “parco giochi” per il turismo statunitense, spesso intrecciato con gli interessi della criminalità organizzata. Questa subalternità alimentò un profondo risentimento nazionalista che avrebbe costituito il motore della rivoluzione.

2) La rivoluzione del 1959 e la minaccia dell’embargo

Il 1° gennaio 1959, la fuga del dittatore Fulgencio Batista e l’ingresso trionfale dei barbudos guidati da Fidel Castro, Ernesto “Che” Guevara e Camilo Cienfuegos segnarono una rottura radicale. Quella che era nata come una rivolta democratico-nazionale contro la corruzione e la tirannia si radicalizzò rapidamente in risposta all’ostilità di Washington. Le prime riforme agrarie e la nazionalizzazione delle raffinerie di petrolio e delle piantagioni statunitensi portarono alla rottura diplomatica.

La minaccia statunitense di rovesciare il governo si manifestò concretamente con l’invasione della Baia dei Porci (1961), un fallimento militare orchestrato dalla CIA che spinse definitivamente Castro tra le braccia dell’Unione Sovietica. Da quel momento, la politica statunitense si è basata sul bloqueo (l’embargo economico), introdotto da John F. Kennedy nel 1962. L’obiettivo dichiarato era asfissiare l’economia cubana per provocare il collasso del governo. Tale pressione, lungi dal far cadere il governo, è stata paradossalmente utilizzata dalla leadership castrista per giustificare la repressione del dissenso interno e la militarizzazione della società, presentandole come necessità di “sicurezza nazionale” contro l’aggressione imperiale. La Crisi dei Missili (1962) portò il mondo sull’orlo di una guerra nucleare, cementando lo status di Cuba come pedina cruciale della Guerra Fredda.

3) I risultati della rivoluzione: istruzione e sanità

Il bilancio sociale della rivoluzione resta l’argomento più dibattuto. Castro puntò sulla creazione di un “uomo nuovo”, partendo da una colossale campagna di alfabetizzazione nel 1961. In un solo anno, migliaia di volontari ridussero l’analfabetismo dal 23% a meno del 4%. Oggi Cuba vanta uno dei tassi di scolarizzazione più alti al mondo, con un sistema educativo interamente gratuito e università che formano professionisti d’eccellenza, specialmente in campo scientifico.

Nel settore sanitario, i risultati sono stati altrettanto impressionanti. Cuba ha sviluppato un sistema sanitario nazionale basato sulla medicina territoriale e la prevenzione. La mortalità infantile è scesa a livelli inferiori a quelli degli stessi Stati Uniti, e l’aspettativa di vita è aumentata drasticamente. L’isola è diventata una potenza biotecnologica, capace di produrre autonomamente vaccini avanzati (come i sieri anti-COVID Abdala e Soberana). Tuttavia, questo successo è oggi minato dalla crisi economica: se le competenze rimangono eccellenti, gli ospedali soffrono la carenza cronica di farmaci di base, materiali chirurgici e attrezzature moderne, spesso a causa delle restrizioni dell’embargo che complicano l’importazione di tecnologie contenenti componenti statunitensi.

4) Fallimenti economici e limiti civili

Se il welfare è stato il fiore all’occhiello, l’economia è stata il tallone d’Achille del castrismo. L’adozione di un modello centralizzato di stampo sovietico ha soffocato l’iniziativa privata e creato una burocrazia elefantiaca. Cuba non è mai riuscita a diversificare la propria economia, passando dalla dipendenza dallo zucchero a quella dai sussidi sovietici, e successivamente dal petrolio venezuelano fornito in cambio di servizi medici.

Il fallimento nel garantire l’autosufficienza alimentare obbliga lo Stato a importare circa l’80% dei beni di prima necessità, consumando preziose riserve di valuta estera. Inoltre, il recente processo di profonda riforma economica e monetaria avviato il 1° gennaio 2021 (“Tarea Ordenamiento”), sebbene necessario, ha scatenato un’inflazione galoppante, polverizzando il potere d’acquisto dei salari statali. C’è stato un aumento nominale generalizzato dei salari e delle pensioni (circa 4-9 volte) per cercare di compensare l’eliminazione dei sussidi statali e l’aumento dei prezzi di beni e servizi. Critici sono finora i risultati del passaggio da un sistema che sussidiava indiscriminatamente i prodotti a uno che punta a sussidiare direttamente le persone vulnerabili. Al 2026, l’inflazione ufficiale è stimata intorno al 14-15%, ma il mercato informale riflette tassi molto più alti, superando il 70% per i beni non calmierati.

In sintesi, la Tarea Ordenamiento è diventata il catalizzatore della peggiore crisi economica nella storia recente di Cuba, costringendo il governo ad approvare nuovi programmi (come il Programma Economico e Sociale 2026) per tentare di correggere le distorsioni create.

Sul piano dei diritti umani, il governo ha sistematicamente limitato la libertà di espressione, di stampa e di associazione. Il controllo capillare della società attraverso i Comitati per la Difesa della Rivoluzione (CDR) ha permesso la sopravvivenza del sistema, ma ha anche spinto generazioni di cubani all’esilio — dai voli della libertà degli anni ’60 al Mariel del 1980 — privando il Paese delle sue menti più brillanti.

5) La situazione politica ed economica attuale

Oggi Cuba attraversa il momento più buio dal crollo del muro di Berlino (il cosiddetto “Periodo Speciale”). La pandemia di COVID-19 ha azzerato il turismo per due anni, mentre l’amministrazione Trump ha inasprito l’embargo con 243 nuove sanzioni (mantenute in gran parte da Biden), inserendo nuovamente Cuba nella lista dei Paesi sponsor del terrorismo. Questo ha bloccato i flussi di rimesse e i viaggi turistici, isolando finanziariamente l’isola e rendendo quasi impossibile ogni transazione internazionale.

La crisi energetica è diventata una piaga quotidiana: le centrali termoelettriche, obsolete e prive di manutenzione, causano blackout estesi che paralizzano la vita domestica e industriale. La carenza di carburante compromette i trasporti e la distribuzione agricola, aggravando la fame. In questo contesto, le storiche proteste dell’11 luglio 2021 (11J) hanno rotto un tabù decennale: migliaia di cittadini sono scesi in strada al grido di “Patria y Vida”, brano musicale diventato inno di libertà. La risposta del governo di Miguel Díaz-Canel è stata durissima, con migliaia di arresti e condanne esemplari, ma il malcontento resta una polveriera pronta a esplodere.

6) Esodo e crisi demografica

La popolazione di Cuba sta attraversando una fase di forte declino demografico, causata da un esodo migratorio senza precedenti e da un calo storico delle nascite. Al termine del 2024, le autorità cubane hanno stimato la popolazione residente in poco più di 9,7 milioni di abitanti. Questo dato segna una riduzione drastica rispetto agli 11 milioni registrati ufficialmente fino a pochi anni fa. Solo nel 2024 l’isola ha perso oltre 300.000 abitanti. Tra il 2022 e il 2023, si stima che oltre il 5% dell’intera popolazione abbia lasciato il Paese a causa della grave crisi economica ed energetica.

Cuba ha oggi uno dei tassi di natalità più bassi della sua storia recente. Circa il 25% della popolazione ha più di 60 anni, una tendenza all’invecchiamento accelerata dalla fuga dei giovani in età lavorativa. La maggior parte degli abitanti vive nei centri urbani (circa l’82%), con la capitale L’Avana che rimane l’unica città a superare i due milioni di residenti, nonostante sia anche l’area che registra i cali demografici più significativi.

L’esodo dei giovani cubani è alimentato da un collasso economico strutturale e da una crisi energetica senza precedenti. I salari statali, seppur aumentati nominalmente, hanno perso valore reale, rendendo impossibile l’acquisto di beni di prima necessità senza accesso a valuta estera o rimesse. Infrastrutture obsolete e carenza di carburante (dovuta a blocchi nelle forniture da Venezuela e Russia) causano blackout che durano fino a 18 ore. Questo non solo peggiora la qualità della vita, ma paralizza anche il settore privato emergente e i servizi essenziali. Lo Stato importa l’80% del cibo ma non dispone di sufficiente valuta estera. I giovani vedono la migrazione come l’unica via per garantire la sopravvivenza propria e delle famiglie rimaste sull’isola attraverso l’invio di rimesse. Nonostante l’alto livello di istruzione, i giovani laureati percepiscono stipendi che non coprono il costo della vita, spingendoli verso settori informali o verso l’estero.

Il governo cubano ha attivato una “Commissione Governativa per l’Attenzione alla Dinamica Demografica” per tentare di invertire la rotta. Vengono implementate politiche di sostegno alle famiglie con investimenti nella creazione di “casitas infantiles” (asili nido aziendali) e nel recupero di asili esistenti per favorire il rientro al lavoro dei genitori. Sono previsti anche incentivi per la natalità con programmi di assegnazione di alloggi o sussidi per l’edilizia destinati a madri con tre o più figli, sebbene siano rallentati dalla mancanza di materiali da costruzione. Inoltre, dal 2021 sono state autorizzate migliaia di piccole imprese private per creare occupazione e ridurre la dipendenza dal settore statale inefficiente. Un nuovo decreto sulle energie rinnovabili punta a raggiungere il 24% del mix energetico entro il 2030, investendo massicciamente nel solare per ridurre i blackout. Nonostante queste misure, il PIL continua a contrarsi, suggerendo che la spinta migratoria rimarrà alta finché le riforme non produrranno benefici tangibili sul potere d’acquisto quotidiano.

7) Geopolitica e imperialismo nel XXI secolo

Le minacce di un intervento esterno rimangono un tema centrale della retorica governativa. Sebbene un’invasione militare tradizionale sembri oggi improbabile, la guerra è diventata asimmetrica: si combatte sui social media, attraverso sanzioni mirate e il sostegno finanziario ai gruppi di opposizione interna. D’altra parte, Cuba ha cercato nuovi alleati strategici nella Russia di Putin e nella Cina, nel tentativo di bilanciare la pressione statunitense e trovare partner disposti a investire nelle infrastrutture fatiscenti dell’isola.

L’embargo resta un punto di scontro totale tra la comunità internazionale, che ogni anno vota quasi all’unanimità all’ONU per la sua rimozione, e le amministrazioni statunitensi condizionate dal peso elettorale della comunità degli esuli in Florida. Nella votazione più recente dell’Assemblea Generale (ottobre 2025), i Paesi che hanno votato a favore del mantenimento dell’embargo statunitense contro Cuba (ovvero hanno votato “No” alla risoluzione per la sua fine) sono stati 7: Stati Uniti, Israele, Ucraina, Argentina, Ungheria, Macedonia del Nord e Paraguay. La morsa dell’embargo non solo danneggia l’economia, ma rafforza paradossalmente la linea dura del governo, che può attribuire ogni carenza al “nemico esterno” invece di accelerare le riforme strutturali interne di cui l’isola ha disperato bisogno.

8) Trump e la minaccia del cambio di regime a Cuba

L’amministrazione guidata dal presidente Donald Trump e dal Segretario di Stato Marco Rubio persegue l’obiettivo esplicito di un cambio di regime a Cuba. I punti chiave della loro strategia e dei loro obiettivi sono:

– pressione massima e “regime change”: l’amministrazione ha adottato una politica di “massima pressione”, simile a quella utilizzata in Venezuela, per forzare la caduta del governo comunista e una transizione verso la democrazia liberale e il capitalismo;

– la minaccia di intervento militare: Trump ha evocato ripetutamente la possibilità di un’azione militare, definendo Cuba un “Paese fallito” e suggerendo che gli Stati Uniti potrebbero avere “l’onore di prendere Cuba” dopo le operazioni in Venezuela e Iran;

– isolamento economico e blocco petrolifero: gli USA hanno imposto un embargo quasi totale sul petrolio verso l’isola, provocando gravi blackout e carenze di beni di prima necessità. L’obiettivo è paralizzare ogni settore economico controllato dal conglomerato economico-militare GAESA, Grupo de Administración Empresarial S.A., controllato direttamente dalle Forze Armate Rivoluzionarie di Cuba;

– sicurezza nazionale e geopolitica: Rubio ha descritto Cuba come una “minaccia alla sicurezza nazionale” a causa dei suoi legami con Russia, Cina e Iran;

– azioni legali simboliche: nel maggio 2026, il Dipartimento di Giustizia ha emesso un atto di accusa contro l’ex presidente Raúl Castro, una mossa vista come il preludio a ulteriori pressioni diplomatiche o militari;

– rapporto diretto con il popolo: nei messaggi video in spagnolo, Rubio ha offerto ai cittadini cubani un “nuovo percorso” di cooperazione e aiuti (fino a 100 milioni di dollari) a patto che il governo attuale venga rimosso. Mentre Trump preferirebbe teoricamente una “soluzione negoziale”, Rubio si è dichiarato scettico sulla reale possibilità di riforme sotto l’attuale leadership cubana.

9) L’incognita del futuro

Il futuro di Cuba è un’incognita che preoccupa l’intera regione caraibica. Il passaggio della leadership dalla famiglia Castro a una nuova classe dirigente non ha portato la democratizzazione attesa. Le aperture alle PYMES (piccole e medie imprese private) rappresentano un tentativo pragmatico di sopravvivenza economica, simile al modello vietnamita o cinese, ma senza una corrispondente apertura politica.

La massiccia ondata migratoria degli ultimi anni, che ha visto centinaia di migliaia di giovani fuggire verso gli Stati Uniti attraverso rotte pericolose nel Centro America, testimonia una profonda crisi di fiducia. Cuba rimane un Paese in bilico tra il passato glorioso della sua resistenza antimperialista e un presente di privazioni, cercando una via d’uscita che possa finalmente coniugare la sovranità nazionale con le libertà individuali e il benessere materiale della sua popolazione, martoriata da decenni di isolamento economico, imposto dall’embargo statunitense, e di stallo ideologico.

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