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Comunicato ASGI sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e per il NO al referendum

L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) opera dal 1990 nell’ambito del diritto dell’immigrazione e  dell’asilo e tra le sua finalità statutarie vi è anche la “promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici (lettera w) in particolare delle persone bisognose di protezione e delle persone migranti nonché contrasto ad ogni forma di discriminazione per ragioni di nazionalità, etnia, provenienza geografica, convinzione personale, appartenenza religiosa” (art. 2 n. 6 Statuto).

Le attività svolte, sia dall’associazione che dai singoli soci (avvocati/e, accademici/che, operatori/trici legali), sono da sempre finalizzate alla tutela dei diritti delle persone straniere nei vari ambiti nei quali si determina la loro condizione giuridica (visti d’ingresso, titoli di soggiorno, diritto d’asilo, tutela antidiscriminatoria, ecc.), ma hanno consentito anche la promozione di azioni strategiche collettive per garantire il rispetto del diritto, internazionale europeo e nazionale, rispetto a prassi o comportamenti illegittimi della pubblica amministrazione e rispetto a provvedimenti del potere esecutivo.

In tutti questi ambiti il ruolo della giurisdizione è sempre stato fondamentale, perché senza il diritto ad una difesa effettiva (artt. 24 e 113 Cost.) nessun altro diritto può concretamente essere riconosciuto. Diritto alla difesa che richiede necessariamente una magistratura indipendente e imparziale, non soggetta ad alcun condizionamento, diretto o indiretto, e senza che il singolo magistrato possa avere timore di ripercussioni personali in ragione del contenuto delle decisioni assunte.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a durissimi attacchi alla magistratura : soprattutto (ma non solo) nel campo dell’immigrazione e dell’asilo, quando un magistrato assume decisioni non gradite al Governo o che annulla o disapplica o rinvia al controllo di costituzionalità o di legittimità internazionale o europea norme condivise o proposte dalla maggioranza politica del momento e viene fatto oggetto di un attacco mediatico ad personam, accusato di non essere imparziale o di essere mosso da pregiudizi ideologici o ancora di essere portatore di interessi politici, a prescindere dal merito giuridico delle decisioni. Attacchi portati avanti sul piano personale ma con l’evidente effetto di intimorire tutta la magistratura o almeno una sua parte e di indurla a non assumere decisioni sgradite al Governo o alla maggioranza politica del momento.

Attacchi idonei a minare i pilastri costituzionali intoccabili che vedono nella separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giurisdizionale) e nella totale indipendenza e imparzialità della magistratura la garanzia di tutela di tutte le persone, italiane o straniere che siano.

Il NO alla riforma costituzionale è motivato da profili tecnici:

– l’unicità della giurisdizione, che la riforma interrompe, è garanzia di uniformità di preparazione professionale, pur nella distinzione dei ruoli del PM e del giudicante e dunque è garanzia per tutte le persone;

– la costituzione di due CSM, organismi di autogoverno l’uno dei PM l’altro dei giudicanti, scelti entrambi per sorteggio dei soli magistrati, porta a distinguerli dalla componente politica dei CSM scelta a sorteggio ma all’interno di elenco di persone formato dai partiti, dunque un sorteggio guidato; tale riforma produce come effetti un aumento irragionevole dei costi di personale e di strutture necessari per il funzionamento dei due CSM, l’aumento del rischio di autoreferenzialità dei PM per i quali ora si istituisce un solo organo di autogoverno e soprattutto l’indebolimento della componente dei magistrati, scelti a prescindere dalla specifica competenza e volontà di impegnarsi in un organismo delicato di autogoverno; ogni altro organismo rappresentativo in Italia è composto da persone candidate ed elette

– La costituzione di una Alta Corte disciplinare avente la funzione di svolgere la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari, sia giudicanti che requirenti, le cui decisioni saranno impugnabili, per ragioni di merito, soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte. Tale disposizione appare un’irragionevole deroga al diritto di difesa costituzionalmente garantito ed espone ogni magistrato ordinario al rischio di subire un giudizio non sindacabile ed orientabile, da parte di un nuovo organo i cui componenti saranno in maggioranza non provenienti dalla magistratura.

Ci sono, inoltre, profili politici di prospettiva, che riguardano il contesto entro cui la riforma si inserisce, che, come detto, è di forte pressione alla magistratura e alla sua indipendenza.

Se passerà la riforma costituzionale, dovranno essere emanati i decreti legislativi di attuazione e non è difficile immaginare che l’attuale maggioranza procederà, nella pura autonomia parlamentare attuale, ad individuare discrezionalmente criteri valutativi dei due CSM “sensibili” alle istanze del potere esecutivo.

Dunque, il NO alla riforma costituzionale si basa certamente sul dato tecnico di una valutazione negativa della riforma, al quale si accompagna una valutazione complessiva del contesto politico-istituzionale all’interno del quale la stessa viene pensata, che negli ultimi tre anni è stato caratterizzato da un’erosione progressiva dello stato di diritto e  dall’emanazione di leggi repressive (talvolta dichiarate incostituzionali dalla Corte costituzionale) che hanno ristretto l’esercizio dei diritti di libertà di cittadini e cittadine e dei diritti fondamentali delle persone straniere, nel contempo accentuando il potere delle forze di polizia e la loro immunità rispetto a violazione dei diritti (decreto sicurezza).

Un contesto in cui anche la violazione del diritto internazionale è ritenuta irrilevante dal governo, perché “il diritto internazionale è importante ma fino ad un certo punto”.

Per tutte queste ragioni, ASGI aderisce al NO al referendum, perché l’indipendenza e l’autonomia della magistratura è imprescindibile anche per la tutela dei diritti delle persone straniere, in un contesto in cui la questione migratoria, anziché essere gestita con razionalità, è sempre più terreno di scontro e di sperimentazione della restrizione dei diritti.

Comunicato ASGI sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e per il NO al referendum

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