Pre-loader
dispersione scolastica

Dispersione scolastica “implicita” in Italia. L’allarme dell’INVALSI

I dati raccolti dall’Osservatorio Iride (Fondazione Costruiamo il futuro e CENSIS) e quelli dell’INVALSI (Istituto per la valutazione del sistema educativo), concordano: il tasso di abbandono scolastico precoce è sceso al 9,8%, e questo significa che l’obiettivo del 10,2% fissato dal PNRR per il 2026 è stato superato in anticipo. Dietro questa buona notizia ci sono però dati negativi ancora significativi:

– Il divario di genere è ampio, con i ragazzi che lasciano i banchi nel 12,2% dei casi, a fronte del 7,1% delle ragazze;

– il peso del contesto familiare rimane determinante. Il 74,4% dei giovani che abbandonano gli studi ha genitori con un livello di istruzione fermo alla scuola secondaria di primo grado.
INVALSI lancia l’allarme: alla fine del quinto anno delle scuole superiori, quasi la metà degli studenti non possiede gli strumenti fondamentali per decodificare la realtà. Risulta infatti che il 48,3% de evidenzia competenze minime inadeguate in ambito alfabetico.

– la fragilità nell’apprendimento numerico colpisce il 50,8% dei diplomandi.

La scuola fatica a sanare gli svantaggi di partenza e a invertire la rotta per gli allievi che presentano lacune già dalla terza media.

Secondo Roberto Ricci, Presidente dell’INVALSI, occorre considerare quella che viene chiamata “dispersione implicita”, quella cioè che ci dice con quale livello di preparazione gli studenti arrivano al diploma.  Rientrano in questa categoria quegli studenti che, pur conseguendo la maturità, presentano competenze di base in Italiano, Matematica e Inglese inferiori a quelle attese al termine del percorso, talvolta paragonabili a livelli tipici del secondo anno della scuola superiore.

Il problema, secondo il presidente INVALSI, non nasce all’improvviso negli ultimi anni di scuola. Spesso è il risultato di difficoltà che si accumulano già nella primaria. “L’insuccesso scolastico che si stratifica nel tempo diventa un fardello” che può sfociare nell’abbandono. Per questo motivo è fondamentale leggere la dispersione non solo come dato statistico, ma come fenomeno con profonde implicazioni sociali ed economiche.

Andamento Nazionale: Dopo un picco del 9,8% nel 2021 post-pandemia, la dispersione implicita ha mostrato un trend di miglioramento, arrivando al 6,6% nel 2024, per poi risalire all’8,7% nel 2025.

Divari Regionali: Le disuguaglianze geografiche rimangono forti. Nel 2025, la quota supera il 10% in Campania, Lazio, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Al contrario, il Nord presenta tassi più bassi, generalmente inferiori al 5%.

Competenze minime:  In materie chiave come matematica e italiano infatti la situazione pre-Covid non appare ancora pienamente recuperata, e andrà monitorata nel tempo. Nel 2019 risultati positivi erano raggiunti dal 64% dei ragazzi di quinta in italiano e dal 61% in matematica. Nel 2025 l’incidenza è risultata invece rispettivamente al 52% e al 49%.

Dispersione scolastica “implicita” in Italia. L’allarme dell’INVALSI

La casa dei diritti è anche casa tua

sostienici Diventa Volontario!