Presentato a Roma, il 24 giugno scorso, il 21° rapporto dell’Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel Lazio, curato da IDOS in collaborazione con l’Istituto S. Pio V. Un’edizione annuale che con dati riferiti al 31 dicembre 2024, ha evidenziato come la sola città di Roma concentri più di due terzi di tutta la popolazione straniera regionale, che diventa i quattro quinti con la provincia.
Al 31 dicembre 2024, i 651.033 cittadini stranieri residenti nel Lazio rappresentano l’11,4% della popolazione regionale (5.709.178 abitanti), una quota superiore alla media nazionale (9,1%) e pari al 12,1% degli stranieri residenti in Italia. I dati confermano il loro ruolo cruciale nel sostenere gli equilibri demografici della regione: tra il 2023 e il 2024, a fronte di una diminuzione dello 0,3% della popolazione italiana, la componente straniera cresce dell’1,2% (+2,2% a livello nazionale), contribuendo a contenere il calo complessivo dei residenti a un marginale -0,1%.
La distribuzione per genere è sostanzialmente equilibrata (50,3% donne), ma sussistono asimmetrie legate ai diversi progetti migratori: prevalenza femminile per Ucraina (75,9%) e Perù (59,3%), tradizionalmente legati al settore del caregiving; prevalenza maschile per Egitto (74,0%) e Bangladesh (72,3%). Le collettività cinese, albanese e romena presentano invece una composizione più bilanciata, indicativa di percorsi migratori più stabili e di tipo familiare.
Nel 2024 il Lazio ha registrato un nuovo record di acquisizioni di cittadinanza: 16.833 (+16,5% sul 2023, contro il +1,8% nazionale), pari a 26 ogni mille residenti stranieri. Le principali modalità di acquisizione sono la residenza prolungata (45,5%) e altre motivazioni (44,9%), soprattutto trasmissione a minori e acquisizioni di neomaggiorenni, a conferma di un avanzato processo di stabilizzazione. I nuovi cittadini italiani provengono soprattutto da Bangladesh (13,6%), Romania (12,4%) e Albania (9,1%).
Nel 2024 i cittadini non comunitari con permesso di soggiorno nel Lazio sono 419.156 (+2,6% sul 2023). Nell’ultimo decennio si osserva un profondo mutamento nei motivi di soggiorno, legato sia alle dinamiche internazionali sia alle miopi politiche nazionali di ingresso, passando da un modello migratorio centrato sul lavoro a uno caratterizzato da ricongiungimenti familiari e protezione internazionale: i permessi per lavoro sono crollati di oltre la metà (-54,8%), passando dal 45,7% del 2015 al 22,6% dei permessi a termine nel 2024 (circa 40.000 unità); parallelamente, i permessi per protezione internazionale sono cresciuti da 17mila a oltre 45mila (+166,7%), triplicando la loro incidenza sul totale (dall’8,8% al 25,5%). Restano prevalenti, anche se in calo nel decennio, i motivi familiari (oltre 59.000 titolari nel 2024, il 33,2% del totale), a testimoniare percorsi migratori sempre più stabilizzati. In aumento anche i permessi per studio (+41,6%), che nel 2024 raggiungono le 11.800 unità (6,6%).
Il Dossier cita la campagna Ero straniero che analizza i Decreti flussi 2024 e 2025, confermando il forte scarto tra quote programmate e permessi effettivamente richiesti: nel 2024 solo il 16,9% delle quote si traduce in permessi (24.858 su 146.850), mentre nel 2025 la quota scende al 7,9% (14.349 su 181.450: dati provvisori). In altri termini, solo 17 persone su 100 programmate nel 2024 sono riuscite a entrare in Italia e ottenere un regolare titolo di soggiorno e appena 8 su 100 nel 2025.
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XXI Rapporto IDOS su immigrazione a Roma e nel Lazio