Presentato a Roma il 27 ottobre, il Dossier Statistico Immigrazione 2026 elaborato dal Centro Studi e Ricerche IDOS (in collaborazione con Confronti e sostenuto dall’Otto per mille della Tavola Valdese) offre una radiografia impietosa e puntuale delle dinamiche migratorie globali, europee e italiane. Al centro dell’analisi vi è il profondo divario tra la realtà demografica ed economica e le risposte politiche, spesso improntate a un “auto-inganno” securitario.
Il contesto globale e il baratro demografico italiano Nel 2025 la popolazione mondiale ha raggiunto gli 8,2 miliardi, accentuando l’asimmetria tra un Sud del mondo in forte crescita demografica e un Nord economicamente privilegiato. I migranti internazionali sono circa 304 milioni (il 3,7% della popolazione globale), mentre i migranti forzati a causa di guerre, persecuzioni e crisi climatiche ammontano a 117,8 milioni.
In Italia, l’urgenza demografica rende l’apporto migratorio imprescindibile. Nel 2025 i residenti stranieri hanno raggiunto quota 5.559.527 (il 9,4% della popolazione totale). Senza questo contributo, l'”inverno demografico” del Paese – segnato nel 2025 dal sesto minimo storico consecutivo di nascite (355mila) – sarebbe drammaticamente più severo. Gli stranieri non solo frenano il calo demografico, ma contribuiscono in modo netto al bilancio dello Stato: nel 2024 a fronte di una spesa pubblica per l’immigrazione di 35,9 miliardi di euro, le entrate fiscali e contributive versate dai non italiani hanno toccato i 40,7 miliardi, garantendo un saldo finanziario netto positivo di 4,8 miliardi di euro. A ciò si aggiungono le 673.103 imprese a guida immigrata, pari all’11,5% del totale nazionale.
Il fallimento del Decreto Flussi e le barriere lavorative Nonostante la programmazione governativa riconosca il fabbisogno di manodopera (con quote elevate per il triennio 2026-2028), il meccanismo dei decreti flussi si conferma disfunzionale e anacronistico. I dati mostrano che a fronte di centinaia di migliaia di richieste, i filtri burocratici, i tempi lunghi e le criticità procedurali fanno sì che solo una minima frazione dei candidati riesca a ottenere un titolo di soggiorno regolare per lavoro, esponendo spesso i lavoratori al rischio di irregolarità e sfruttamento.
Sul mercato del lavoro, i cittadini stranieri occupati sono 2.587.000 (il 10,7% del totale). Tuttavia, persistono gravi disparità strutturali: il 27% degli occupati stranieri svolge un lavoro non standard (contro il 15,8% degli italiani), la retribuzione media annua dei dipendenti stranieri è inferiore del 33,4% rispetto a quella complessiva, e oltre la metà dei laureati stranieri risulta sovraistruita rispetto alla mansione svolta.
Diritti, asilo e accoglienza: l’impatto del Patto Europeo Il Dossier analizza l’operatività del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, denunciando la “finzione di non ingresso” e la moltiplicazione di procedure accelerate e frontiere esternalizzate che comprimono il diritto d’asilo. In Italia, nel 2025 le domande di protezione internazionale sono scese a 135.485, mentre le procedure accelerate sono cresciute del 76%. Parallelamente, il sistema di accoglienza continua a dipendere da logiche emergenziali: a fronte di oltre 142mila persone nei circuiti di accoglienza, solo il 27,8% è inserito nel modello diffuso del SAI, mentre la stragrande maggioranza si trova nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), caratterizzati da standard ridotti e forti criticità.
Oltre gli stereotipi: criminalità e religione Il rapporto smonta infine i falsi miti alimentati dal dibattito pubblico. Sul fronte religioso, la comunità straniera in Italia è per circa la metà cristiana (46,7%, con una forte presenza ortodossa), mentre i musulmani costituiscono il 35,7%.